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Esposti al libero ascolto

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Il 2019 è iniziato con un nuovo progetto che è stato davvero una sfida e ci ha “provato” nello studio e nell’allestimento. ‘Esposti al libero ascolto’ di Fabio Monni per coro, percussioni, oggetti ed elettronica è  una commissione dell’Ente Musicale di Nuoro scritta per gli spazi del museo | M A N | Museo d’arte della Provincia di Nuoro, su testi di Tomas Tranströmer e Katarina Frostenson.
L’opera del nuorese/svedese Monni si situa in una via di mezzo tra la pura composizione musicale e l’installazione site specific. Indaga la relazione tra il luogo, la voce, i suoni percussivi e l’elettronica nei vari aspetti di risonanza, direzionalità e rapporto solo/tutti.
Il palcoscenico tradizionale è sostituito da un intero edificio di quattro piani e quindici ambienti. Questa situazione porta l’attenzione dell’ascoltatore a spostarsi sul suono in sé, sui riverberi, sulle relazioni spazio/direzione di sorgenti sonore che stanno al di fuori del campo visivo, in un altrove. Un centro privilegiato di ascolto viene quindi a mancare e il pubblico e tacitamente chiamato a esplorare le situazioni acustiche del museo e a muoversi nei suoi spazi alla ricerca di risultati diversi.

Il 2 marzo siamo stati protagonisti di qualcosa di singolare davvero e non solo per noi che comunque siamo abituati a modi di composizione e di  linguaggi sempre nuovi e differenti. Il pubblico, infatti, è stato il vero protagonista di questa performance che ci ha visti impegnati a cantare seguendo, tramite cellulare e singolarmente, gli inviti del compositore a cantare o a suonare gli oggetti più disparati quali: pietre levigate del mare svedese, campane tubolari, campanelli, campanacci, scacciapensieri, in sale diverse e contemporaneamente per poi ritrovarci al punto iniziale, la scalinata dell’androne del palazzo.

A “dispetto” dell’iniziale perplessità mostrata da alcuni di noi a questa iniziativa e grazie anche allo straordinario apprezzamento del pubblico che ha riferito di inaspettate quanto piacevoli esperienze d’ascolto, possiamo dire che, ora che “sappiamo di cosa si tratta“ e che siamo consapevoli del risultato finale, non vediamo l’ora di riproporre l’opera anche in altri ambienti.

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